Dal 27 settembre 2026 si applicano in Italia le modifiche al Codice del Consumo introdotte dal decreto legislativo 20 febbraio 2026, n. 30, di recepimento della Direttiva (UE) 2024/825 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 febbraio 2024, sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde mediante il miglioramento della tutela dalle pratiche sleali e dell’informazione.
Le imprese sono tenute a riesaminare le comunicazioni ambientali contenute in pubblicità, packaging, etichette, siti internet e social media. La nuova disciplina vieta, tra l’altro, i claim ambientali generici, l’uso di etichette di sostenibilità prive dei requisiti prescritti, l’estensione all’intero prodotto di vantaggi riferibili soltanto a un suo aspetto e l’uso di asserzioni assolute – come “Net Zero” – fondate sulla compensazione delle emissioni.
Particolarmente problematica risulta essere la gestione degli stock di prodotti e imballaggi già realizzati o immessi sul mercato, soprattutto quando caratterizzati da una lunga shelf life. Su questi profili sono già rilevanti le indicazioni interpretative della Commissione europea e del MIMIT. Resterà inoltre da valutare come i nuovi divieti saranno concretamente applicati dall’AGCM, dallo IAP e dalle altre autorità competenti.
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