Con la sentenza del 23 aprile 2026 nella causa C-132/25, M.M. Ristorazione, la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha stabilito che la Direttiva Enforcement (2004/48/CE) osta a una disciplina nazionale che consenta la permanenza degli effetti dei provvedimenti cautelari in materia di proprietà intellettuale in assenza dell’instaurazione del giudizio di merito.
La decisione ha avuto un impatto immediato sul sistema italiano tradizionalmente caratterizzato dalla possibilità di ottenere provvedimenti cautelari senza la necessità di proseguire il contenzioso con una causa di merito. In particolare nell’ambito delle cause ad avente oggetto violazione di diritti di marchio o di diritto d’autore, l’inibitoria cautelare era ritenuta sufficiente per tutelare adeguatamente, e in fretta, i diritti lesi.
Per adeguare la normativa nazionale ai principi affermati dalla Corte, è stato emanato il decreto-legge 12 giugno 2026, n. 100, successivamente convertito senza modifiche dalla legge 7 agosto 2026, n. 145. La nuova disciplina prevede la decadenza delle misure cautelari qualora il giudizio di merito non venga instaurato entro i termini previsti dalla legge.
La riforma interessa l’intero settore della proprietà industriale e del diritto d’autore e comporta un significativo cambiamento delle strategie di tutela. Le imprese che ottengono un provvedimento cautelare non potranno più limitarsi alla fase urgente del procedimento, ma dovranno instaurare il successivo giudizio di merito per evitare la perdita degli effetti della misura ottenuta. La fine del sistema dei provvedimenti cautelari “stabili” determina inoltre un aumento dei costi e dei tempi complessivi del contenzioso e richiede una diversa pianificazione delle iniziative giudiziali, sia per i titolari dei diritti sia per i soggetti destinatari delle misure cautelari.
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